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Helga Schneider blog originale

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Stelle di cannella

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“E’ uno di quei libri -provare per credere- che i bambini, leggendo, non possono fare a meno di raccontarci, pagina dopo pagina, con ansia e meraviglia. Invitandoti, anzi, imponendoti di partecipare all’emozione. Non esiste virtù più grande per un libro rivolto ai ragazzi.”

Elena Loewenthal
Tutto Libri tempo libero- Suppl. de La Stampa ___________________________________

“Con questa scrittura incisiva e semplice nello stesso tempo “Stelle di cannella” potrebbe essere una lezione scolastica e di vita per molti ragazzi, una lezione tenuta da un insegnante, un po’ speciale ma di sicuro effetto.”

Francesca De Sanctis
L’Unità
___________________________________ 

STELLE DI CANNELLA
di HELGA SCHNEIDER

SALANI EDITORE

 Un libro da leggere insieme ai nostri figli
 
di Marilia Piccone
01-08-1002
 
CI SONO DELLE STORIE DOVE LA SEMPLICITÀ E LA LINEARITÀ DELLO STILE SONO TALMENTE IN CONTRASTO CON LA PROFONDITÀ DEI CONTENUTI CHE NE ESALTANO LA DRAMMATICITÀ.

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E’ il caso di “Stelle di cannella”, in cui Helga Schneider, la scrittrice tedesca che vive a Bologna e scrive in italiano, ritorna nella Berlino degli anni ‘30, quella della sua infanzia, raccontando di tre famiglie che abitano nella stessa strada. Il signor Rauch è un poliziotto, Winterloch è un noto architetto e Korsakov è un giornalista.
Fritz Rauch e David Korsakov, entrambi di 9 anni, sono compagni di scuola. Lene, la figlia adottiva di Korsakov è fidanzata con il figlio di Winterloch. Tra il Natale del 1932 e quello del 1933, tutto cambia e il mondo non sarà più lo stesso, né in Germania né altrove. Tanto meno nella strada delle tre famiglie.
Timore e scetticismo di fronte al nazismo, dapprima. Antisemitismo strisciante e poi sfrontatamente aperto e violento. I Korsakov sono ebrei, anche se non osservanti. Però la figlia adottiva di Jacov Korsakov è cattolica. I rapporti di buon vicinato finiscono un giorno per l’altro. Non è solo il mondo esterno a volgere le spalle e ad attaccare gli ebrei. Non è solo Fritz che tormenta David e scrive “Morte agli ebrei” davanti al cancello dei Korsakov. Anche Lene finisce per accettare il cartello che proibisce l’ingresso agli ebrei nel suo negozio e si disinteressa delle difficoltà della sua famiglia. E’ più facile non vedere e non sapere. Fine di ogni speranza. I Korsakov riescono ad ottenere il visto per emigrare in America.
Una storia schematica, semplice, essenziale. La forza della propaganda. La vittoria dell’egoismo, dell’ambizione, della paura delle conseguenze di certe prese di posizione. La banalità del male nella banalità della vita quotidiana. Il male nel vicino di casa e, quello che è peggio ancora, nei bambini. Il male che raggiunge una dimensione grottesca nella dichiarazione di Fritz che vuole uccidere il “gatto ebreo” del suo amico perché un “gatto ebreo” non può contaminare la razza accoppiandosi con la sua “gatta ariana”. Un libro da leggere insieme ai nostri figli.

In sintesi:

fabio (23-10-2008)
Parlo da insegnante: assolutamente consigliato. Soprattutto perché il punto di vista non é chiaramente “ebreo” o “ariano”, dato che uno dei personaggi più importanti (e lo scopriamo andando avanti nella-con la lettura) é la sorellastra ariana di David. L’autrice ci fa cogliere la difficoltà di opporsi al nascente regime nazista quando non si subiscono direttamente le discriminazioni. Anzi, quando opporsi potrebe danneggiarci. E in particolare quando il sistema che abbiamo di fronte si palesa piano piano, lentamente. Un testo importante, di attualità. Forse.
Voto: 5 / 5

È l’inverno del 1932. A Wilmersdorf, un tranquillo e benestante quartiere di una città tedesca, il periodo natalizio è annunciato dalle grida gioiose dei bambini che giocano a palle di neve. Fra le famiglie che abitano tre case, i rapporti superano quelli del buon vicinato: David, figlio del giornalista ebreo Jakoob Korsakov, e Fritz, figlio del poliziotto Rauch, sono amici per la pelle e compagni di banco alla scuola elementare; la sorellastra di David è fidanzata con il figlio del noto architetto Winterloh; persino la gatta di Fritz e il gatto di David sono amici.
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I vostri commenti
10 recensioni presenti.

cl0d (26-04-2008)
Credo di aver letto pochi libri belli come questo. Si legge velocemente e ti lascia tanto.
Voto: 5 / 5

eli (17-02-2006)
molto bello: con questo semplice libro si può veramente capire fino a che punto si erano spinti i tedeschi negli anni del nazismo. Consigliato a tutti quelli che sanno che è bene non dimenticare…
Voto: 5 / 5
 
hilary (15-05-2005)
Il libro l’ho letto in classe come libro di narrativa e mi è piaciuto un casino…è veramente bello!!!!!!!!!!Lo consiglio a tutte le persone che amano leggere!!leggetelo!!!!!
Voto: 5 / 5
 
Giada (03-02-2005)
che libro! senza parole e respiro, indescrivibile. Senza dubbio riflette l’ immagine crudele di Hitler che rovina la vita infantile del povero David. e Lene, l’ eroina del libro, viene incantata anche lei dalle parole di quel pezzente di Adolf Hitler…. Apparte il finale pessimo questo libro è decisamente interessante e riflessivo
Voto: 5 / 5
 
veronica (12-01-2005)
é un bel libro molto scorrevole,ineare di facile interpretazione..non vedevo l’ora di leggerlo tutto,con la speranza di un lieto fine invece mi sono accorta che quello era solo l’inizio di una lunga storia che avrebbe porato,per opera di hitler, tanto odio e distruzione verso gli ebrei.. questo mi fa pensare tanto..
Voto: 4 / 5
 
marta (06-10-2004)
ho trovato questo libro molto bello. l’ho letto tutto ad un fiato in un pomeriggio di pioggia, immaginandomi quella storia nella mia mente.
Voto: 5 / 5
 
Emy (13-12-2002)
Un libro molto interessante,ma soprattutto realistico, che ci permette di conoscere meglio il periodo nazista raccontato da una ragazza ebrea con forti ideali.Una volta iniziato a leggerlo è difficile smettere la lettura tanto è coinvolgente;un libro adatto per tutti.
Voto: 5 / 5
 
Ilaria Ventura (09-09-2002)
Il romanzo dipinge, nella piccola realtà quotidiana di una famiglia ebraica, le conseguenze dell’avvento del nazismo, tratteggiando la metamorfosi della vita di un quartiere che porta in nuce, come in un microcosmo, i germi e le manifestazioni della xenofobia. In considerazione di quest’ultimo fatto, la narrazione mi è sembrata debole per sfumature ed interiorizzazioni. Forse meglio per le scolaresche che per il pubblico adulto, che potrebbe invece avvertire la domesticità del narrato – come è successo a me – stridente con la durezza di una realtà che è stata olocausto.
Voto: 3 / 5
 
Donato (22-05-2002)
Si legge in un soffio, ma lo stile è incisivo e il messaggio grava come un macigno sulle nostre coscienze. Fluido e scorrevole, si rivolge tanto agli adulti quanto ai più giovani ed è raccomandabile per le scolaresche. Al riapparire di rigurgiti di intolleranza (in particolare antisemita), ci ammonisce a non asservire le nostre menti e i nostri cuori all’egoismo e al profitto affinchè non tornino mai più giorni a proposito dei quali si possa dire: “… Il vizio ora era virtù, i buoni erano diventati cattivi, i coraggiosi codardi, i sinceri dei benemeriti bugiardi e molti si erano venduti l’anima…”. Stimolante come tutti i libri di Elga Schneider.
Voto: 4 / 5
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Una stella per non dimenticare

Valutazione del Prodotto Stelle di cannella (Schneider H.)
Vantaggi: Affronta un tema delicato con molta sensibilità
Svantaggi: In certi punti è straziante

 David Korsakov è un bambino molto felice: vive in Germania con papà Jakob, mamma Jutta, la sorella Lene e soprattutto il gatto nero Koks, al quale è molto legato. Ha un amico del cuore, Fritz, col quale giocare e sembra proprio che nulla possa rovinare questo idillio. Ma siamo negli anni trenta, e David è ebreo. L’avvento del nazismo fa precipitare questo mondo da fiabe in un incubo, dove perfino gli amici migliori possono diventare terribili nemici. …
..nessun odio potrà mai infrangere. E’ un libro per ragazzi, breve e struggente, ma bellissimo come il nome che porta. In certi passaggi è davvero un pugno allo stomaco, perché ci fa osservare il problema enorme del razzismo dal punto di vista di un bambino, del tutto inerme e indifeso davanti a quanto gli precipita addosso. David deve ritrovarsi ad affrontare dei problemi senza neppure sapere perché, cosa li ha generati. Perché non c’è una logica …

Leggi opinioni: 
   
Un’amicizia  troncata dall’antisemitismo
Valutazione del Prodotto Stelle di cannella (Schneider H.) scritta da Karin84

Vantaggi: Scrittura semplice
Svantaggi: Nessuno

Ci troviamo negli anni ‘30 a Berlino. La storia ruota attorno a tre famiglie che abitano vicino. La famiglia Rauch, composta da una madre casalinga, il padre poliziotto e il piccolo Fritz di nove anni; il Signor Winterlok, un noto architetto che vive con suo figlio e, la famiglia Korsakov, composta dal padre giornalista, il piccolo David di 9 anni, la madre adottiva casalinga e la figlia più grande Lene. David e Fritz sono due amici inseparabili, …
…coinvolgendo anche le rispettive famiglie, Lene, la figlia adottiva di Korsakov, nonchè sorellastra di David, è fidanzata con il figlio di Winterlok. In principio tutto è normale e la vita procede secondo i canoni che la quotidianità e la felicità impongono. Questa cornice gioiosa, viene però rotta con l’avvento del nazismo. L’antisemitismo riesce a far breccia nei cuori delle famiglie Winterlok e Rauch, discriminando e ghettizando il piccolo David …

25.01.2008
 
Mini Opinione su Stelle di cannella (Schneider H.)
scritta da sara03
 
questo libro l’ho letto per riuscire a capire meglio il discorso del nazismo,dato che era il mio argomento d’esame. la prima volta che l’ho letto è stato magnifico,era una storia molto coinvolgente ma anke molto triste perchè se ci si ragiona non è una storia inventata, sono cose successe realmente… ho voluto rileggerlo da poco e ho voluto leggerlo tutto ad un fiato. sono contente di aver soperto questo libro….e per ora…è il mio preferito!!!
sara.

Helga Schneider
Stelle di cannella
Adriano Salani Editore
 
Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato

“Molte cose che sembrano brutte hanno un lato positivo, anche il fatto di essere ebreo ne ha uno. I ragazzi che il nuovo governo definisce ‘ariani’ sono considerati proprietà dello stato e del Führer e devono fare tutto ciò che viene loro comandato. Devono essere coraggiosi e forti, e non lamentarsi quando li fanno marciare per giornate intere … non hanno nemmeno più il diritto di essere ragazzi perché a loro non è permesso giocare.”
 
Attraverso le tante drammatiche testimonianze del nazismo e delle sua tragiche esperienze personali, abbiamo conosciuto Helga Schneider, ormai scrittrice nota in tutto il mondo. Ecco ora, per i tipi di Salani, un romanzo particolare dedicato ad adulti e ragazzi che ripercorre ancora una volta quei terribili anni, ma affrontandone l’analisi con occhi infantili. La storia inizia a Wilmersdorf, nel dicembre 1932. Due bambini giocano tranquillamente, con l’allegria e la spensieratezza dell’età. Le situazioni raccontate nelle prime pagine illustrano un luogo sereno, in cui David Korsakov, figlio di un giornalista ebreo, e Fritz, figlio del poliziotto Rauch, sono amici inseparabili, così come lo sono i loro gatti. Questa idilliaca situazione viene spezzata con l’avvento al potere del partito nazista. Lentamente la convivenza tra uomini di origini e religioni differenti (realtà che prima passava totalmente inosservata) diventa sempre più difficile e riemergono da profondità dimenticate gli aspetti più crudeli ed egoisti dei singoli esseri umani. Fritz entra nella Junvolk, l’organizzazione nata per i giovani tedeschi, mentre David ne è escluso. Questa esperienza li divide, creando nell’uno un’infondata idea di superiorità e nell’altro la sensazione di essere tagliato fuori da qualcosa di molto bello, a lui precluso. A frequentarsi tra le due famiglie rimangono solo i gatti, ma Fritz cerca di stroncare anche questo rapporto. Fino al giorno in cui Muschi, la sua gattina “ariana” con il pelo chiaro e gli occhi azzurri, resta incinta e del misfatto viene incolpato Koks, il gatto dal pelo nero e gli occhi color zolfo di David. Il dramma sarà inevitabile, così come lo sarà la necessità di sfuggire all’odio da parte della famiglia Korsakov, emigrata negli Stati Uniti nel 1934. Ma alla fine della storia a pagare saranno comunque innocenti, sia ebrei che tedeschi, condizionati nel bene e nel male da eventi più grandi di loro.
 

Le prime righe:
Wilmersdorf, dicembre 1932
 
Una veemente nevicata aveva imbiancato i tetti delle tre case allineate come le perle di una collana: a sinistra, in rigoroso stile vecchia Germania, quella del poliziotto Rauch, a destra l’elegante villa dell’architetto Winterloh e nel mezzo la graziosa costruzione vagamente Jugendstil del giornalista Korsakov.
Quando la tormenta si fu calmata, Fritz e David si precipitavano fuori per giocare a palle di neve. Le giovani schiene si curvavano rapide, le mani modellavano palle rotonde e sode e le lanciavano al suono di grida gioiose.
“Beccati questa, David!”
“E tu questa, Fritz!”
Una finì addosso al signor Rauch che stava giusto rientrando dal servizio.
“Monelli!” esclamò bonario agitando un dito guantato di pelle nera.
Era un uomo stimato, il poliziotto Rauch, e al suo passaggio gli uomini del quartiere si affrettavano a levarsi il cappello. Aveva un animo sensibile. Un giorno aveva addirittura rischiato la vita per salvare un povero gattino. Bianca e soffice, la bestiola si rivelò femmina, e fu adottata da suo figlio Fritz, che la chiamò Muschi.
Muschi diventò una gatta maestosa di singolare bellezza. Il suo pelo era più bianco del latte e i suoi occhi più azzurri del cielo più azzurro che si possa immaginare.
 

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